Abbattere le barricate

di Giuseppe Laregina
Abbattere le barricate

Mother doesn’t know where love has gone

She says it must be youth

That keeps us feeling strong

I see it in her face, that’s turned to ice

And when she smiles she shows the lines of sacrifice.

Inizia così “Through the Barricades” degli Spandau Ballet.

Una canzone che segna i ricordi di una generazione, un titolo che mi porta sempre a riflettere su quante barricate ci siano ancora da rimuovere per arrivare a diventare un Paese migliore.

Un anno fa ero impegnato in una sessione via Zoom del mio Progetto di Mentoring “Giovani senza Capo”, il dialogo non filava, correvamo su una pista di melassa, inciampavamo continuamente, avvitati in discorsi privi di fluidità.

La mia interlocutrice aveva un tono di voce che aveva perso la brillantezza di sempre, era assente.

Chiesi: “Tutto bene? Cosa non va? Vuoi che rimandiamo la nostra chiacchierata?”

Silenzio.

Silenzio assordante.

E poi le lacrime…

E ancora silenzio…

E lacrime, tantissime lacrime.

Un momento che pareva infinito e da cui sembrava impossibile uscirne, lasciai che il tempo svolgesse il suo compito di balsamo dell’anima, poi mi feci raccontare cosa era successo e il dialogo riprese.

Un fiume in piena di parole mi travolse.

Mi raccontò che a lavoro c’era un problema, un grande problema che l’angosciava, che le aveva tolto la serenità e la passione per il suo lavoro.

Un capo molestatore e misogino era entrato a gamba tesa, con fare volgare nelle sue giornate e in quelle di tutte le sue colleghe.

Battute sconce, ammiccamenti, messaggi.

Durante le call di lavoro per Mr. Molestia era diventato normale condividere immagini con volgari riferimenti sessuali.

Nessun rispetto per le donne che erano costrette a partecipare a questo rozzo rito da cavernicolo, con tutto il rispetto per i cavernicoli.

Come potevano queste donne sentirsi al sicuro quando erano costrette a lavorare in un ambiente di lavoro simile?

Cominciare dal racconto di questa esperienza era necessario per illustrare il contesto di pura follia in cui mi sono imbattuto.

Cosa ho vissuto e cosa ho imparato assumendomi la responsabilità di denunciare quanto stava accadendo.

 

Attraverso questa vicenda vorrei condurre a una seria riflessione ogni persona che occupa posizioni di responsabilità: come possiamo contrastare il mal-essere e diffondere il ben-essere sui luoghi di lavoro?

Come possiamo arrivare al vero cambiamento?

Quello che sostituisce alla melassa del quotidiano storytelling, il concreto agire dello storydoing?

Tutto passa da una duplice consapevolezza:

  1. Dobbiamo creare ambienti di lavoro dove sia realmente diffusa la cultura del “wellbeing”
  2. Dobbiamo contrastare ogni forma di molestie seguendo la logica della “tolleranza zero”.

Attraverso la mia esperienza, quello che ho imparato e le mie riflessioni mi auguro di stimolare il passaggio dall’indignazione all’azione:

  • La mia esperienza

Ho prima raccolto e poi denunciato al Board di una multinazionale un caso di molestie sessuali.

Un Manager, inviando immagini con chiari riferimenti sessuali sulla chat utilizzata nel corso di normali riunioni di lavoro, sottoponeva a una situazione di grandissimo stress tutte le persone del suo Team.

Un gruppo di lavoro composto al 60% da donne che non venivano rispettate in quanto persone.

  • Cosa ho imparato?

Che reazione si ottiene parlando di molestie a un uomo o a una donna?

Due mondi lontanissimi.

Con l’incapacità da parte degli uomini di comprendere dove stia il confine tra goliardia e molestia.

Fino a quando non avviene un “contatto fisico” è tutto archiviato alla voce “goliardata”.

In perfetto stile Alvaro Vitali, e con buona pace per “Diversity & Inclusion” che vengono uccise nella culla da un Erode chiamato Ipocrisia.

  • Come ha reagito l’organizzazione?

Schierata a difesa del molestatore ignorando le molestate.

Troppo testosterone e pochi neuroni in buona sostanza.

Il branco unito e compatto a difesa del lupo cercava di scoprire chi fossero le spie per “licenziarle”.

Un “Jurassic Board” che ha piratescamente deciso di non intervenire.

Cultura tossica e misoginia ne abbiamo? In abbondanza!

  • Cosa impedisce di guardare alla realtà?

Bias culturali da terrapiattisti.

Ignoranza della legge.

Trucidi stereotipi da caserma.

Senso di impunità legato al quotidiano esercizio del potere.

Troppe frasi finto-motivazionali stampate nei corridoi e nessuno che si preoccupi di capire cosa stia realmente accadendo.

Chi viene promosso a ruoli di responsabilità?

Qual è lo spessore umano di queste persone?

Quanto il predicare bene si trasforma in corretto razzolare?

Forma che sovrasta la sostanza e al centro il vuoto pneumatico dei valori e dell’etica dei comportamenti.

Solo Mission e Zero Vision.

  • Cosa mi è dispiaciuto non trovare?

La solidarietà femminile.

Il molestatore seriale ha una donna come responsabile.

Una donna che per difendere il suo recinto di potere si è battuta per evitare che il molestatore venisse punito. Solo una nota sul diario come si usa fare con gli adolescenti …

Una tristissima e tossica realtà impregnata di arretratezza culturale e misoginia da cui stare alla larga, se vogliamo cambiare la realtà occorre però passare dall’indignazione all’azione.

Ci sono alcune domande cui dovremmo rispondere ogni volta che affrontiamo un caso di molestie:

  1. Se dovessimo raccontare i fatti sosterremmo che la scelta dell’Azienda di non punire, ma di “perdonare”, è corretta?
  2. L’Azienda ha agito per proteggere le vittime? O per tutelarsi silenziando il problema?
  3. Il messaggio dell’Azienda è chiaro e univoco? Tolleranza zero verso le molestie sessuali?
  4. Se fossimo le donne molestate ci sentiremmo tutelate dalle decisioni aziendali?

Ovviamente l’Azienda in questione non ha neppure iniziato a porsi queste domande.

Mi sono altresì chiesto cosa possiamo fare:

  1. Pillola blu o pillola rossa stile Matrix. La scelta che ogni mattina facciamo o non facciamo quando decidiamo di cambiare o meno le cose.
  2. Non esiste il provare, ma solo fare o non fare come afferma il Maestro Yoda. Affrontare la situazione o volgere altrove lo sguardo per convenienza, ipocrisia o timore delle conseguenze. Non ci sono alternative.
  3. Essere fiduciosi. Lavorare sulle generazioni successive alla mia che sapranno fare di più e meglio.
  4. Fare Informazione prima e Formazione poi. In ogni contesto: Famiglia, Scuola, Azienda.
  5. Agire senza remore perché fingere di non sentire e non prendere posizione ci rende complici.
  6. Educare ed educarci al rispetto partendo da noi stessi e dai nostri figli.

Scegliere + Fare + Avere fiducia + Informare + Formare + Agire + Educare = Cambiamento

Facciamo diventare nostro l’acronimo A.C.T. (Action Changes Things)

Purtroppo zero cambiamenti messi in atto dall’Azienda.

Solo omertà, tonnellate di polvere nascoste sotto il tappeto e il molestatore lasciato al suo posto.

Il lupo impunito lasciato a guardia del gregge.

 

We made a promise

we swore we’d always remember

no retreat, believe me, no surrender

like soldiers in the winter’s night

with a vow to defend

no retreat, believe me, no surrender

Canta Bruce Springsteen in “No Surrender”.

Come soldati non dobbiamo arrenderci urla “The Boss”.

Sono le barricate dell’ignoranza, dell’ipocrisia e del sopruso che dobbiamo abbattere se vogliamo costruire luoghi dove il lavoro sia sicuro e libero da paure e pericoli.

Nel mio percorso di “aspirante vecchia cariatide” ho imparato che da ogni esperienza può nascere qualcosa di importante.

Sbattere contro il tema delle molestie sui luoghi di lavoro mi ha permesso di conoscere tre donne meravigliose: Elisabetta Dallavalle, Viviana Garbagnoli e Alessandra Rovescalli.

Abbiamo unito le forze, valorizzato le nostre diversità, e assieme abbiamo iniziato a lavorare a un Progetto che vuole promuovere il Wellbeing in Azienda.

Diffondere il Benessere è la migliore delle strategie per contrastare Soprusi e Molestie sui luoghi di lavoro.

Fate entrare il Benessere dalla porta, e vedrete Soprusi e Molestie fuggire dalla finestra.

In attesa di passare all’azione (non dire gatto…) le ringrazio, perché con i loro insegnamenti mi hanno reso una persona migliore.

Ho un sogno: che ogni donna si senta serena e al sicuro in ogni luogo di lavoro.

Tutto questo impegno a favore di un mondo del lavoro migliore lo dedico a mia moglie e alle mie due figlie.

abbattere le barriere

 

Leggi anche il precedente articolo di Giuseppe Laregina!

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2 commenti

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2 commenti

Rita Stagnoli 11 Maggio 2022 - 07:51

È bellissimo sentir parlare di un tema così delicato in questi termini da parte di un uomo. Nonostante siano tanti quelli sensibili alla tematica, è estremamente difficile far capire esattamente il confine tra goliardia e molestia, che tu hai spiegato così bene. E credo che sia proprio questo il punto, perché non capendo il confine, non comprendendo come ci si senta, spesso molti episodi vengono sminuiti da parte degli uomini, anche da quelli che tutto sommato non ci sembravano misogini e cattivi. E questo sminuire certi episodi porta a volte a mettere in dubbio la propria posizione di donna che si sente offesa e molestata, alimentando il circolo vizioso.
Grazie per il tuo prezioso contributo, è una luce importante in una foresta che è ancora troppo buia.

Rispondi
giuseppe laregina 13 Maggio 2022 - 19:04

Rita grazie davvero di cuore per le tue parole.
Quella contro le molestie è una battaglia che deve riguardare ognuno di noi, siamo noi uomini i primi a dover dire basta a certi atteggiamenti, a certi comportamenti e a quella visione che non si schioda dall’idea che il corpo di una donna non appartiene alla donna stessa, ma è “merce” a disposizione del primo che passa.
Non bisogna accettare che questo continui ad accadere

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