To your soul

di Vito Schiavone

“You leave in the morning with everything you own in a little black case”

Sono le 10 di mattina di una giornata fredda e piovosa: anche oggi non stai andando a lavoro, come accade da oramai più di un mese, ma non sei in vacanza, anzi…

Dal marciapiede vedi scorrere un largo fiume fatto di asfalto ed automobili: sei nella periferia di Roma ma l’immagine che hai di fronte ti fa pensare a lunghe passeggiate fatte anni fa nella periferia di Cracovia.

In realtà quella strada e quell’atmosfera potrebbero appartenere a qualsiasi altra città del nord Europa: sei praticamente in un non luogo, dove il tutto sembra essersi fermato e ti senti improvvisamente fuori dalle classiche categorie spazio-tempo, immerso in una bolla che è diventata la tua dimensione abituale.

“Alone on a platform the wind and the rain on a sad and lonely face.”

Sono anni che non ti sposti utilizzando i mezzi pubblici, ma oramai sono la tua unica risorsa.

Fredde goccioline di pioggia ti circondano, dandoti un senso di abbandono che ti accompagna in questa quotidiana e lunga attesa.

Sei lì fermo alla fermata dell’autobus e le auto ti sfrecciano accanto accarezzandoti con distratti sguardi di sufficienza dei conducenti.

Fino a qualche settimana fa c’eri tu in quelle macchine, eri tu che correvi freneticamente lungo l’autostrada dell’esistenza incurante delle persone in attesa alle fermate della vita.

Ma qualcosa è successo, qualcosa di imprevisto ed imprevedibile – un cigno nero? – ti ha scaraventato fuori da quelle corsie veloci parcheggiandoti in una insolita piazzola.

Ora la tua realtà è cambiata, ora le tue priorità sono diverse: non hai per fortuna contribuito alle annuali mille morti bianche, hai subito solo un infortunio – se ne contano circa 450.000 nell’anno appena trascorso – ma la tua vita non è più la stessa e stai capendo solo ora che non tutto si aggiusta, non tutto si risolve.

Pensavi che il semplice fatto che il tuo lavoro non fosse ad alto rischio ti risparmiasse da situazioni irreversibili, ma così non è stato.
La sicurezza non è prerogativa delle sole attività a rischio elevato e considerate tali, ma di qualsiasi azione, anche di quelle private che svolgi quotidianamente, magari durante i dí di festa.

“No you’d never cry to them, just to your soul”

E ora mediti su quanto è successo, su quella banale caduta che anche oggi ti ha portato ad attendere ad una fermata d’autobus dove una fredda pioggia ti sorprende bagnandoti il viso mentre nella tua mente risuonano le note di Smalltown boy, vecchia hit anni 80 dei Bronsky Beat che iniziava così: “To your soul, to your soul…”

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