Sei già morto?!

di Marco Colombo
Sei già morto

Are these your last steps?

Sono questi i tuoi ultimi passi?

Are you busted?

Sei stato arrestato?

Are you in lust?

Sei lussurioso, lascivo, disonesto, noncurante?

Are you scared?

Sei impaurito?

Are you avenged?

Ti sei vendicato (o sei stato vendicato)?

Are you out of here?

Sei fuori di qui?

 

Forse quelli erano i tuoi ultimi passi in libertà… Ora sei stato beccato; del resto, sei reo (non) confesso. Pare tu sia stato lascivo e lussurioso, magari disonesto, talvolta noncurante: meriteresti una pena. Hai paura, ed è un timore giustificato. Verificando meglio: forse non sei sempre stato del tutto colpevole… La vita ti ha così dato la possibilità di ottenere giustizia; hai affrontato te stesso, hai intrapreso la tua strada: ora, sei libero per sempre.

Piccole autobiografiche gemme scorrono in sovraimpressione durante il video di “Are you dead yet”, uno dei brani più trasversali (nonché top song su Spotify) dell’intera carriera dei mai dimenticati Children of Bodom, scioltisi ormai al tramonto del 2019. Tornano quindi sulle pagine virtuali di Rock n’ Safe le note e le parole del compianto chitarrista Alexi Laiho, frontman, solista e principale autore della band, in questa Pasqua apparentemente serena ma sempre e comunque minacciata della Bestia. La stessa Bestia che ci induce in tentazione, portandoci fuori strada, facendo in modo che il nostro quotidiano si trasformi in un campo da battaglia disseminato di pericoli.

Trasversale il pezzo tanto quanto la band: ai vari corpse paint, a vestiari rigorosamente oscuri e pomposi, ad un atteggiamento truce ed autoritario, aspetti tipici dell’heavy metal nordeuropeo più estremo e battagliero, la cui apparenza richiama volutamente epopee e tradizioni ormai millenarie, i Bodom preferiscono mantenere un’attitudine ben più moderna, disruptive ed heavy nell’aspetto musicale (principalmente, nel cantato e nelle ritmiche), andando poi a proporre un’immagine caratterizzata da tratti genuinamente più scanzonati, stradaioli, anticonformisti nell’anticonformismo, come calzature sportive, abbigliamento casual, maggior familiarità col pubblico (e immancabili folte chiome). Tradotto: a noi piace suonare il death metal melodico, è quello che facciamo ed è quello che vogliamo continuare a fare, addirittura nei primi album abbiamo inserito elementi neoclassici à-gogo; ma, per nostra attitudine, per lo stile e per le caratteristiche del (talentuoso) chitarrista e leader che abbiamo in squadra, fondamentalmente ci piacerebbe davvero essere la versione heavy-punk dei Mötley Crüe finlandesi (lol!).

E allora, di che battaglie stiamo parlando? Beh, “Are you dead yet” e noi tutti di Rock n’ Safe (autori + lettori!) abbiamo lo stesso tratto comune: scovare dentro di noi, affrontare e sconfiggere la Bestia. Urlandole contro con tutto il fiato possibile: questo screaming lo dobbiamo pompare a dismisura, così come gli antichi nordici in battaglia col nemico. La Bestia ci deve temere.

Don’t hear, don’t deem

Drown in before you dive

Don’t care, commit

To your self destruction drive

(prima strofa) Non ascoltare, non pensare, annegati ancor prima di tuffarti. Fregatene di tutto: principalmente, impegnati nella tua spinta all’autodistruzione (come canta anche Hetfield in un brano del 2016, siamo tutti “hardwired to self destruct”: strettamente connessi all’autodistruzione).

I kiss the ground with

With love beyond forever

Flip off the sky with

With bleeding fingers ‘til I die

(seconda strofa) Bacio il terreno con amore infinito, capovolgendo il cielo con le dita sanguinanti, fino alla morte (immagine squisitamente poetica, la cui genesi richiama un episodio non esattamente safe nella vita di Laiho – ma di questo parleremo, chissà, in un pezzo futuro).

Enemy, take one good look at me

Eradicate what you will always be

Your tainted flesh, polluted soul

Through a mirror I behold

Throw a punch, shards bleed on the floor

Tearing me apart but I don’t care anymore

Should I regret or ask myself

Are you dead yet?

(ritornello) Caro nemico, guardami bene: devi liberarti dal male che ti affligge, dal vuoto che ti circonda. Vedo attraverso uno specchio la tua carne corrotta e il tuo animo contaminato. Ho tirato un pugno, le schegge di vetro ora sanguinano a terra e mi fanno a pezzi, ma non mi importa. Dovrei pentirmi, o semplicemente chiedermi: sei già morto?

(Nel video, Laiho per un unico secondo guarda dritto nella telecamera – enemy, take one good look at me –, come fosse lo specchio appena descritto e come a dire: io sono il nemico di me stesso, lo so… Tu lo sei di te stesso: prendine coscienza e trova la forza di affrontare la realtà).

Wake up, don’t cry

Regenerate to deny

The truth, the fiction

You live in blindfold on your eyes

(terza strofa) Svegliati, non piangere; riprenditi, torna lucido, in modo da poter follemente negare, ancora, sia la verità, sia l’illusione che ti sei creato per non vederla. Continua a stagnare nel tuo limbo, vivi con gli occhi bendati.

Disclosure, self loathing

This time you’ve gone too far

Or could it be

My nemesis that you’re me?

(quarta ed ultima strofa, prima del secondo ritornello X2) Una scoperta: il disgusto verso te stesso. Questa volta sei andato troppo oltre. Ma, un momento… La mia nemesi… è che io sia te?

 Insomma, siamo davvero noi ad incarnare la Bestia? Domanda retorica.

Il concetto di nemesi ritorna prepotente, in qualità di Dea della giustizia (e della vendetta). La grande verità è che Laiho nello specchio intravede la Bestia, che nient’altro è se non il suo riflesso. Lo distrugge, soffre, sanguina, cerca di nascondere la realtà, ma quella è lì che ora lo guarda da terra, sì sotto forma di cocci, tuttavia inevitabile, inscalfibile. L’unica soluzione è affrontarla, acquisire consapevolezza, sapere che il male è dentro ognuno di noi e lavorare per combatterlo.

Sono certo che porterete con voi, e da martedì magari anche nei vostri luoghi di lavoro, la profondità con cui questo tema è stato affrontato in una di quelle che, forse, avete sempre definito “canzoni rumorose per ragazzini strampalati”.

 

(Children of Bodom, “Are you dead yet”, 2005)

 

L’immagine di copertina dell’articolo è tratta dalla graphic novel di Stefano Pancari “Looks that Kill” (n.d.r.)

 

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