PIT AREA’S VOICES #14 – Andrea Fulco, Libero professionista sicurezza sul lavoro

di Rock'n'safe
Andrea Fulco

Sciogliamo subito il ghiaccio, come ti chiami e quale ruolo rivesti in azienda?

Buongiorno, sono Fulco Andrea, un Libero professionista che si occupa di sicurezza per diverse aziende con diversi ruoli; Consulente – HSE – RSPP – Formatore in materia di sicurezza in base alle necessità dell’azienda si cerca di fornire un punto di vista adeguato e coerente.

 

Come ti sei avvicinato/a a questo lavoro e cosa ti ha fatto capire che questo è il lavoro giusto per te?

Come spesso racconto gli eventi cardine della mia storia sono stati 2.

Il primo dove in un primo lavoro come addetto alle pulizie industriali a causa di gravi negligenze e molteplici colpe ho visto un amico con cui lavoravo trasformarsi “nella torcia umana dei fantastici 4″… mica tanto bello… per fortuna con tanto spavento,depilazione e poco altro.

Il secondo mi ha colpito in prima persona in quanto usando un carrello elevatore con gravi manomissioni mi sono ribaltato rischiando di rimanere schiacciato. La preoccupazione in quel momento del DdL inizialmente è stata per il mezzo e in seguito per me. Se aggiungiamo che tale Datore era mio padre questo ha fatto scattare il famoso click che “così non si poteva lavorare” e sopratutto non volevo che una situazione potesse capitare ai dipendenti dell’azienda.

Da lì in poi ho iniziato a interessarmi all’argomento ad approfondire i concetti e trasmettere questi concetti dando consigli da oltre 20 anni… è il lavoro giusto per me? mha!!!! chi lo sa, magari nel giro di un anno poi mi trovo su una spiaggia a fare cocktail 😁

 

Nel corso della tua carriera qual è stato l’episodio che ricordi con più piacere e quale con meno?

Caspita che domandona!!!

Trovarne uno è davvero complicato, di episodi che ricordo con più piacere sono le sincere collaborazioni con colleghi/e con cui quasi giornalmente mi interfaccio, come anche una frase sentita di recente “Dopo il tuo corso vedo il mondo con occhi diversi”, ammetto stavo per commuovermi!!!

Quello meno è abbastanza semplice da individuare una frase piovuta addosso in un periodo lavorativo complicato ” Se non riesci a fare il tuo lavoro in 8h ricorda che in una giornata ce ne sono 24h… mi hai deluso!”

 

Hai mai dovuto affrontare un grave infortunio di un collega? Se sì raccontaci la tua personale esperienza.

Tralasciando i primi due episodi già raccontanti, come RSPP mi sono occupato di diversi infortuni nella mia esperienza, da quelli meno gravi e quelli più invalidanti. L’esperienza è di quella che non auguri a nessuno, sei sotto la lente di ingrandimento, devi avere a portata di mano un sacco di carte, devi parlare con le diverse figure d’autorità, senza tenere conto di tutti i colleghi, il rapporto umano dopo un infortunio è sempre delicato. Essere poi molto empatici a volte non aiuta e ti porti a casa un carico eccessivo.

 

Quali sono le soft skills che un/una professionista del mondo della salute e sicurezza sul lavoro deve assolutamente avere?

Non ho dubbi sulla prima, l’etica professionale, pensiero critico, problem solving, leadership, lavoro di squadra e comunicazione. Tralsciando la prima per le altre direi tutte sullo stesso piano

 

Cosa ti aspetti nel futuro della salute e sicurezza sul lavoro? Pensi che le nuove generazioni siano più attente a queste tematiche?

In questo periodo stiamo sentendo notizie di un sacco di infortuni mortali per i motivi più disparati. Non nascondo che rimango ogni volta sbalordito e incredulo a queste tragedie.

Cosa mi aspetto? Un radicale cambiamento del processo di pensiero in questa materia da parte di tutti. Che si inizi a parlare di sicurezza declinata ovviamente in diverse forme dalle scuole elementari fino all’ultimo anno di lavoro. Che venga fatta di continuo e non che si aspetti sempre la scadenza dell’attestato per ripetere poi sempre le stesse cose, che non ci sia un attestatificio e che i furbi vengano “colpiti”…è chiedere tanto lo sò ma il futuro è un concetto molto ampio.

Penso che le nuove generazioni hanno un’attezione diversa rispetto ai più “maturi”, chi oggi a 45/50 anni o più ha imparato a lavorare in un contesto lavorativo complesso dove le macchine e attrezzature non avevano le protezioni, pochi DPI, poca formazione, la loro attenzione era più sul danno immediato che potevano ricevere. I giovani invece possono cadere nel tranello del “abbiamo sempre fatto così” indotto dagl’anziani o avere una iper percezione di un rischio anche poco gestito ma dal danno limitato.

 

Per concludere, quale consiglio daresti a un giovane che si avvicina a questa professione?

Caspita, giovani padawan della sicurezza, abbiate fede nella sicurezza. La forza sarà potente in Voi se crederete in voi stessi. Studiate, Approfondite, Siate curiosi e allargate le vostre conoscenze il più possibile. non siate mai stanchi di conoscere qualcosa di nuovo e quando pensate di aver appreso tutto, ricominciate.

Non provare a essere un bravo Tecnico per la sicurezza no! Fare, o non fare, non c’è provare!!

 

 

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