Orfeo, Jim Morrison e la sposa cadavere

di Francesco La Rosa

La parte più nota del mito di Orfeo, la dolcissima storia del suo amore per la sposa Euridice, non è pervenuta direttamente dall’antica Grecia, ma attraverso Roma: sono Ovidio e Virgilio a raccontarcela.

Orfeo proveniva dalla Tracia, ed i Traci per i Greci se non erano proprio barbari, insomma, poco ci mancava, basti pensare che usavano i tatuaggi, cosa che per un greco assomigliava alla profanazione. Ma oltre a questa origine poco raccomandabile, si mormorava anche che Orfeo avesse pure frequentato gli Idei Dattili, e questo di sicuro non alleggeriva la sua posizione. Non che gli Idei Dattili fossero malvagi, tutt’altro. Il fatto è che erano maghi, praticavano riti misteriosi, alchimisti ante litteram. Su di loro circolavano strane storie, era gente che non si sapeva bene cosa combinasse e da cui era prudente tenersi alla larga.

Una cosa però riscattava Orfeo, e le valeva tutte. Mago, sciamano, poeta maledetto, quello che vi pare, ma quando apriva bocca e cantava, lasciava tutti senza fiato. Io Orfeo me lo figuro un po’ come Jim Morrison – il Re Lucertola: la sua voce era in grado di commuovere anche i sassi, o quasi. Di sicuro, gli animali accorrevano e si affollavano intorno a lui, come davanti ad una inquietante, oscura anticipazione di san Francesco.

Né Virgilio né Ovidio ci dicono come e quando Orfeo incontrò il grande amore della sua vita, la famosa Euridice, che era una ninfa dei boschi, ma non immortale, per sua sfortuna.

In fatto di sesso i Greci erano piuttosto disinvolti, sarà un fatto di clima. Ecco dunque la bella Euridice, legittima e fedele sposa di Orfeo, vigorosamente concupita da tale Aristeo, il quale non perde tempo con serenate e poesie in rima, non è proprio il tipo. Bava alla bocca, salta letteralmente addosso ad Euridice, con tutte le intenzioni di compiere su di lei innominabili abusi senza chiedere il consenso, il “me too” è di là da venire. Euridice si divincola, si dà alla fuga, e lui dietro.

Forse la ragazza si distrae girandosi a controllare l’inseguitore, fatto sta che il piede nudo di Euridice finisce fatalmente sopra una vipera, o qualche serpe ancora più letale. Un guizzo ed i denti affondano nel candido polpaccio, le ghiandole iniettano il veleno, la ragazza compie ancora qualche passo, poi stramazza.

Niente defibrillatori ai tempi, né tecniche BLSD, neppure uno straccio di siero antivipera, insomma a chi tocca tocca, il cuore rimane in fibrillazione per qualche attimo, poi si ferma. Arresto cardiaco.

Stacco di camera, la scena si sposta su Orfeo, inconsolabile e disperato, amor che a nullo amante amar perdona, ma uno come lui non è per nulla disposto ad arrendersi all’ ineluttabile. Combatterà.

L’Oltretomba è un mondo a parte, ma non è completamente separato, esistono porte, punti di passaggio, basta saperli cercare, del resto Orfeo qualche conoscenza di magia ed occultismo ce l’aveva, no?

Come in un film di Dario Argento, Orfeo attraversa la porta dell’Ade. Lui ha un’arma segreta, è un leader della comunicazione non convenzionale, niente argomentazioni e ragionamenti astratti, da buona rockstar lui mostra e non spiega, il suo canto ha commosso ogni creatura, esseri animati e non, vuoi che non funzioni nel Tartaro solo perché lì sono tutti morti? A maggior ragione funzionerà, tra anime predisposte alla malinconia e alla commozione per ragioni, diciamo così, ambientali.

Funziona, infatti, le anime si affollano attorno alla rockstar, ascoltano la sua musica, piangono la sua sventura, Caronte lo traghetta senza fiatare, che dalla voce non traspaia un’incrinatura di commozione, Cerbero ha gli occhi offuscati dalle lacrime. Persino il re dell’Ade, che aveva anche lui conosciuto le pene d’amore, persino lui non resta insensibile. Un cambiamento culturale inaudito.

«Ridammela, ti prego. In prestito, te la chiedo soltanto in prestito, ritornerà qui, lo sai bene, quando il suo tempo sarà compiuto. Ma adesso è troppo presto…».

Si deve essere vergognato non poco della sua decisione, Ade, uno ci mette tanto a farsi una reputazione di spietato re dell’Oltretomba e poi si trova coi lucciconi ad ascoltare una ballad romantica. Che figura.

«Prendila e sparisci, fuori da qui prima che mi penta e ti spacchi quella cetra sulla testa. E voi, anime decerebrate, che avete da guardare? Via, circolare, capito? Prendila e sparisci ti ho detto, fila via di qui prima che ci ripensi, e senza voltarti indietro, nemmeno una volta, nemmeno per un istante, stacci bene attento o te ne farò pentire, guarda che non scherzo». Chissà, forse non voleva essere sorpreso mentre si asciugava una lacrima. Orfeo di certo non se lo fa ripetere, prende per mano la sua sposa cadavere e via, verso il mondo dei vivi.

Che cosa sia andato storto, neanche questo ci dicono, Virgilio ed Ovidio, a loro solo l’amore interessa. Che sia inciampata su un sasso, che abbia preso una storta, Euridice, forse una fitta, la cicatrice del serpente che si è fatta risentire. Chi lo sa. Forse ha lanciato un urlo, forse solo un gemito, ma è quanto basta a sopraffare Orfeo. Hai voglia a dire, è più forte di lui, si gira, la vede e la perde.

Euridice si sente trasportare all’ indietro da una forza misteriosa, si dibatte inutilmente, Orfeo invece è spinto in avanti dalla stessa forza, che gli toglie il respiro e gli impedisce di cantare. La cetra gli viene strappata dalle mani, perde i sensi, si ritrova fuori, all’ aperto. Solo.

La porta dell’Ade si è richiusa alle sue spalle, e stavolta sa bene che non riuscirà più ad entrare, l’unico jolly è ormai giocato, la piccola breccia emotiva che aveva aperto nel cuore di Ade si è richiusa, il poco credito di fiducia che il terribile dio gli aveva concesso è sprecato per sempre, e non c’è hit o evergreen capace di recuperarlo. La fiducia si costruisce con fatica, ma si perde in un attimo, ogni safety rockstar lo sa.

«Nessuna donna mai prenderà il tuo posto», giura Orfeo alla sua sposa oramai definitivamente cadavere, «mai più, per sempre».

Ora, non voglio certo insinuare il sospetto che Orfeo abbia giocato con le parole, io mi limito a raccontare la storia e basta, certo è che “nessuna donna” non è lo stesso che dire “nessuno”.

Ma questa è tutta un’altra storia.

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2 commenti

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2 commenti

Stefano Pancari 18 Ottobre 2020 - 18:09

Questa storia mi ha ipnotizzato

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Francesco La Rosa 19 Ottobre 2020 - 10:34

E non finisce qui!
😉

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