Love song

di Marco Leonetti

Serata con un paio di amici. Di quelle che ti rendono spensierato. Che ti sollevano da terra. Abbastanza su da far sembrare piccolo tutto il resto.

E poi, poi si torna a casa in auto, tutti insieme come quando si era ragazzi.

Ti siedi sul sedile posteriore perché ti piace così. Più spazio, più libertà, più paesaggio che sfugge alla vista mentre guardi dal finestrino. Fai per afferrare la cintura di sicurezza e lo sguardo degli altri ti schiaccia.

“La cintura dietro?! Dai non mi fare quello della sicurezza!” dice uno.

“Shhh, lascia stare che ora tira fuori la procedura e siamo rovinati!” se la ride l’altro con il palmo della mano pigiato sulla fronte.

Resti lì, incerto sul da farsi, con la cintura in mano.

In un guizzo fai una sommaria valutazione del rischio e ciò che vedi non ti piace: ad una velocità di crociera media, in seguito ad un urto contro un ostacolo, l’auto in una frazione di secondo esaurirebbe la propria energia cinetica e, se non avessi la cintura, il tuo corpo procederebbe la corsa all’interno dell’abitacolo comprimendosi contro ogni cosa presente sul suo percorso fino ad esaurire la sua energia cinetica (il risultato è tanto ovvio quanto brutale).

Li guardi, sorridi e ti sporgi in avanti aggrappandoti ai sedili per guadagnare terreno.

“Vi ricordate che una volta non si mettevano le cinture in auto e si girava bellamente in moto senza casco? Tempi superati. Safety First. É ormai da più di 15 anni che è obbligatorio l’uso delle cinture di sicurezza sul sedile posteriore. Lo sapete quanta gente in questo modo ha avuto salva la vita ed è tornata a casa dalle proprie famiglie?”.

Ti scrutano con un enorme punto di domanda sulla testa e la scritta tilt negli occhi. Silenzio. Poi si guardano tra loro e si rimettono composti con lo sguardo sulla strada.

Fisso la cintura all’ancoraggio. Poi fisso le loro nuche immobili.

“Ma tu lo sapevi che son più di 15 anni che è obbligatorio mettere la cintura di sicurezza pure dietro” bisbiglia uno con un movimento impercettibile della bocca.

“Macchè, secondo me se l’è inventato: le tasse sono obbligatorie, il bollo è obbligatorio, mica queste cose di sicurezza…senza farti vedere, prende lo smartphone e controlla su Wikipedia”.

Il motore si accende e la musica inizia a riempire ogni spazio libero dell’abitacolo mentre il paesaggio sfugge dal finestrino.

Speriamo si siano convinti e soprattutto che ne convincano altri perché allacciare una cintura di sicurezza è una canzone d’amore sparata nell’abitacolo dell’auto senza centellinare sui decibel.

 

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