Limito i miei limiti

di Daniele Andrea Bilanzuoli
Limito i miei limiti

Un paio di mesi fa su LinkedIn lessi un interessante articolo che descriveva la possibilità di innalzare i limiti di velocità così da favorire la scorrevolezza e migliorare la velocità media. Ad oggi non riesco a capire come si possa esporre una tesi simile basata su concetti teorici, meri calcoli matematici.

Sulla carta si presenta come un ragionamento numerico valido ma la matematica non rientra affatto nelle materie che debbano interessare una persona che entra in un luogo pubblico per condividere spazio e, soprattutto, tempo con altre persone.

La sicurezza stradale è legata a dissociazione dalle percezioni umane (come ribadito in diversi articoli). Entro in macchina e il mio arrivo è determinato dalla statistica di viaggio ovvero la situazione temporanea del traffico durante tutto il percorso, variabile che muta continuamente ad ogni singolo segmento di strada che affronto, o incrocio o “block” (adoro usare termini in inglese con gli allievi, sono percepiti con immediatezza!).

Arrivo in ritardo lo accetto senza pena nel cuore!

Le persone dovrebbero consultare l’applicazione per la navigazione stradale con maggiore frequenza prima di un appuntamento, sfogliando tra le opzioni del tragitto data e orario di arrivo qualche giorno prima per la mera curiosità di conoscere la media del viaggio secondo i dati raccolti dal gestore del navigatore.

Già sana curiosità… dote che sta scomparendo.

È strano come siano gli Over (scegliete voi dopo i 30 quale categoria massacrare!) e non i giovani a vivere nel modo errato la gestione del tempo di un tragitto: basarsi sulla memoria più che sulla statistica di viaggio è un madornale errore cognitivo tipico di un conducente mal formato o eccessivamente fiducioso delle proprie capacità.

Nelle aziende i Fleet Manager devono avere la possibilità di insegnare la gestione di un viaggio con totale libertà: il costo di pareggio tra risorse investite nella formazione e ritorno economico (nonché pro-attivo, sicuro e eco) per una profonda capacità nella gestione degli spostamenti arriva presto e si mantiene nel tempo grazie a una forma mentis che si auto alimenta come buona pratica gestionale.

Gioverebbe impararlo per evitare la condizione che mal si adatta al concetto di essere umano su un veicolo: la quiescenza. Ci appartiene come esseri umani evoluti oppure non è contemplata come possibilità durante un viaggio? Siamo capaci di investire nella sicurezza stradale imparando un pensiero nuovo ed evoluto? Riusciamo a pensare su quel che non vediamo?

Non è facile staccarsi dalla confort zone e dai ricordi: pensavo che i gruppi di fine anni 80 del panorama heavy sleazy, glam, hard rock e metal fossero irripetibili invece negli ultimi dieci anni nel nord Europa si sono sviluppati gruppi molto più talentosi, preparati e dotati dei sopracitati.

La sfortuna di questi giovani? Il periodo storico ecco tutto.

C’è sempre qualcosa di meglio da imparare sulla sicurezza stradale partendo da noi!

Buona guida.

 

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