Fai quello che puoi

di Paolo Zambianchi

“Non sono mica un c..zo di influencer”. Questa è la prima reazione appena il suo manager gli fa la richiesta che a sua volta gli è pervenuta da qualcun altro.

Si lasciano con la promessa che ci penserà.

Un’occhiata ai social, come fa ogni tanto. Tanti messaggi, tanti commenti. Non si occupa direttamente lui di rispondere e quasi mai legge cosa scrivono le persone. Ma questa volta prova ad approfondire.

Sembra siano in tanti a vedere in lui un modello, un riferimento. Sembra che tanti ragazzi guardino ciò che lui dice e fa e che si comportino di conseguenza.

“Il mio fratellino gioca come te e ha voluto prendere il numero 11”; “Se vieni da queste parti puoi contattarmi? Cosa non darei per poter fare due palleggi con te”; “Sei il mio mito”; “Ti seguirò sempre perché sei tu il numero uno!”

Questo è il tenore della maggior parte dei commenti. Commenti di persone che vedono in lui un punto di riferimento.

Forse non è un influencer, ma forse comunque è davvero in grado di influenzare gli altri.

È ora di andare. La borsa è pronta, il cellulare è carico e l’auto lo aspetta nel box. Ama percorrere quei chilometri che lo separano dal campo di allenamento ascoltando del buon rock.

Del resto non potrebbe essere altrimenti: lui non è un tipo da trap o da quelle schifezze, lui è un duro e il rock lo descrive benissimo.

Prima di partire seleziona un artista. È titubante, pensa a varie possibilità, ma poi gli viene in mente che è tanto che non ascolta i Bon Jovi. E allora Bon Jovi sia.

Si apre la porta del box e nel frattempo parte la musica.

Ma non parte la batteria di “Livin’ on a prayer” e nemmeno la chitarra di “Blaze of glory”.

È una canzone strana. Inizia con degli avvisi in inglese, riguardo al fatto di “restare a casa”.

È una canzone che non ha mai sentito e quindi la ascolta con maggiore attenzione.

Scorge il titolo sul cruscotto della sua auto: “Do what you can”.

L’inizio non è super coinvolgente e presto si distrae. Al semaforo dà un’occhiata all’auto accanto, su cui ci sono due ragazzi, che lo riconosco e iniziano a urlare il suo nome. Per fortuna il semaforo verde scatta e lui può togliersi da quella situazione. Non ha voglia di dare retta a nessuno. È assorto tra i suoi pensieri.

“Non sono mica un c..zo di influencer”. Continua a ronzargli in testa questa frase.

Capita che certe frasi ti restino in testa. Come sicuramente gli avverrà con questa canzone che continua a ripetere ossessivamente “do what you can”.

Per lui è un mantra. Se lo ripete sempre e lo ripete ai suoi compagni: dovete fare tutto ciò che potete, sempre.

E allora, mentre le case intorno sono sempre meno e gli alberi appaiono spogli, prova ad ascoltare con più attenzione questa canzone:

 

 

“When you can’t do what you do
You do what you can
This ain’t my prayer, it’s just a thought
I’m wanting to send
‘Round here, we bend but don’t break
Down here, we all understand
When you can’t do what you do
You do what you can”

Traduzione, per chi avesse difficoltà con l’inglese:

“Quando non puoi fare quello che fai, fai quello che puoi
Questa non è la mia preghiera, è solo un pensiero che voglio inviare
Qui intorno ci pieghiamo ma non ci spezziamo, qui giù capiamo tutti
Quando non puoi fare quello che fai, fai quello che puoi”

 

Niente male. Anche questa volta il buon John ci ha preso. Si ritrova alla grande in questa canzone. Si è da poco ripreso in pieno da quella scocciatura del virus e ha già ripreso a giocare alla grande. Lui non è uno che si spezza. Che lo sappiano tutti.

La canzone prosegue e lui capisce che si tratta evidentemente di una canzone relativa a questo periodo e a ciò che stiamo vivendo con questo fottuto virus che non molla.

La canzone si chiude con l’esortazione, ancora una volta a fare ciò che si può.

Ed è allora che si rende conto che lui può fare qualcosa.

Chiama il suo manager e gli dice: “Ok, lo farò, ma a modo mio. E comunque non sono un c..zo di influencer”.

 

Questa storia è ispirata a un fatto realmente accaduto.

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1 commento

Michele Rovida 5 Novembre 2020 - 11:02

Grande Paolo… anche tu non sei un c..zo di influencer ma il tuo articolo colpisce alla grande. Facciamo quello che possiamo! #takecare #prenditicura

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