Cuore di lupo

di Marco Colombo
cuore di lupo

How about we go in search of newland

Where there’s no pleasure or pain

How about we go and found a new state

Wherefrom we cannot escape

How about no neighbours and no friends

No anthem, no government

How about no leaders and no nations

No birds of prey up in the air

 

How about we go in search of newland

Where there’s no purpose or aim

How about we go and find a new road

Why must we live so afraid?

We know that we won’t find the cure

To cancеr, to ignorance

How about no thoughts and no prayers

No right or wrong, no good or bad

 

La ferocia del black metal degli esordi, le sperimentazioni e l’intellettuale sensualità del dark metal a tinte folk degli anni ’90, il ritorno a sonorità prettamente heavy nei Duemila, la maturità negli anni ’10 e… Hermitage nel 2021.

Così potrebbe essere riassunta quella che è stata sinora la carriera dei lusitani Moonspell, che in questo mese di settembre spostano l’attenzione di chi scrive dal gelido nord Europa al caloroso, malinconico, affascinante Portogallo.

Non basterebbero dieci articoli per descrivere la storia di questa band, non basterebbe una serie TV per esplorarne tutte le sfaccettature di musica e liriche, sicuramente non è sufficiente la definizione gothic metal per etichettarla.

Ci soffermiamo sul loro ultimo lavoro, il succitato “Hermitage”, e in particolare sulla opening track, “The Greater Good”, una delle maggiori testimonianze di quanto profondo sia il messaggio del gruppo di Amadora, che, nella gran varietà di testi e tematiche proposti in questi trent’anni di musica, non ha mai fatto mancare a fan ed ascoltatori le vibrazioni di un filo conduttore che scorre tra l’evidente ed inevitabile decadenza umana, e la necessità di porre solide fondamenta per un futuro migliore.

Hermitage”: “eremo”.

Nella mente del vocalist / mainman / poeta Fernando Ribeiro, un ipotetico, etereo, immaginario eremo rappresenta un’immediata soluzione per ottenere la pace interiore di cui ormai nessuno più gode, così tanto impegnati a far funzionare la macchina infernale chiamata umanità, ormai totalmente attorcigliata su sé stessa, complessa, ridondante, apparentemente unita grazie all’azzeramento delle distanze, alla rete, alle tecnologie… ma mai così fragile e distaccata dalla propria natura più profonda.

Una realtà che ben emergeva già, in tempi non sospetti, in chiusura di “Irreligious” (1996), grazie all’immortale, epica “Full Moon Madness”, un inno alla natura e alla forza interiore che essa porta con sé, una forza che viene elargita a chi la sappia rispettare (in una delle strofe in lingua madre: “Homens que procuram ser lobos, mas que jamais o tornarão a ser”: uomini che cercano di essere lupi… ma non lo saranno mai più).

Quindi, come tornare a sentire, provare, diffondere, questa pace, questa forza, abbandonando le tante, troppe futilità, ingiustizie ed aberrazioni che ci circondano?

Will we gеt to live and see the new day?

What have we done, we ran out of space

What to do if someone’s taken over

Our fortune and fame?

We know that many others

might have made it

We know the cost, the price to pay

We’re nothing but the sand

that fills the cracks

A soul in denial, a body ashamed

 

Un’anima rinnegata, un corpo che si vergogna: questo stiamo diventando, questo siamo diventati. E questo dobbiamo smettere di essere, se vogliamo riprendere a migliorare le nostre vite.

 All around the world

And the seven seas

Crowds of people keep closing in

Oh, when to hold?

When to let go?

The greater good

Not good enough

For all of us

All of us

 

Il bene superiore a cui aspiriamo sarà sufficiente a farci tornare lupi?

 

(Moonspell, “The Greater Good”, 2021)

 

 

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