Abrazame

di Claudio Compagni

I fatti di cronaca continuano a martellarci con notizie che potremmo senza dubbio definire tutt’altro che positive…

Pandemie, guerre, disastri, infortuni, tanti infortuni! Purtroppo, anche infortuni mortali sul lavoro! Troppi!

Ma siamo veramente così fatti male? Siamo davvero così cattivi? Siamo davvero così sconsiderati? Siamo solo disattenti? Dei grandi “sottovalutatori”? O dei grandissimi pigri?

Boh… forse siamo un mix di tutte queste cose, con percentuali diverse di ogni ingrediente che variano per ciascuno di noi!

E, come ogni volta che mi vengono in mente episodi che mi creano “qualche preoccupazione”, volo con il mio pensiero alla ricerca di testi di canzoni che conosco e posso collegare (anche solo in parte) a questi episodi o alle loro cause, trovando consigli e sollievo nelle note, nei testi e nelle voci degli artisti.

In questo caso, mi appoggerò a un cantautore e attore Argentino, Ivan Noble (Morón, Buenos Aires, classe 1968, leader della rock band “Los caballeros de la Quema” dal 1989 al 2001. Dal 2002 ha intrapreso la sua carriera come solista).

E allora, tornando all’argomento…

Perché ci costa così tanto prenderci cura di noi stessi e degli altri? Sembra quasi che le nostre buone intenzioni funzionino a singhiozzo…

Sembrerebbe quasi che fossimo ben intenzionati a usarle ma… poi… facciamo un po’ di fatica.

Un po’ come qualche passaggio del brano “Bendito Infierno” (Benedetto Inferno”):

Puedo mostrarte mi vida, pero no la mires mucho

no es que no tenga corazón, es que hace rato no lo uso

Puedo subirte a mi viaje, pero no te quedes mucho

no es que no use el corazón, es que hace rato no lo escucho

Puedo meterte en mi cama, pero no te abrigues mucho

Posso mostrarti la mia vita, però non guardarla troppo

non è che non abbia un cuore, è che è un po’ che non lo uso!

Posso “farti salire” al mio viaggio, però non rimanere troppo

Non è che non usi il cuore, è che è un po’ che non lo ascolto!

Posso metterti nel mio letto, però non coprirti troppo

No es que no tenga corazón, es que hace rato no lo uso

Puedo quererte el domingo, pero no me creas mucho

no es que no tenga corazón, es que hace rato no lo escucho

Puedo subirte a mi viaje, pero no te quedes mucho

no es que no use el corazón, es que hace siglos no lo lustro

non è che non abbia un cuore, è che è un po’ che non lo uso!

Posso volerti bene la domenica, ma non credermi troppo

non è che non abbia un cuore, è che è un po’ che non lo ascolto!

Posso “farti salire” al mio viaggio, però non rimanere troppo

Non è che non usi il cuore, è che sono secoli che non lo lustro! 

In effetti, quando allentiamo l’attenzione e la cura relativamente alla salute, alla sicurezza e all’ambiente è come se mettessimo il nostro cuore “in pausa”, dentro a un cassetto…

…a volte soltanto perché siamo immersi in un frenetico “tram tram” quotidiano che ci fa perdere di vista le cose veramente importanti…

…altre volte, cose stupende, come per esempio l’arrivo di un figlio, ci riportano per un attimo alla realtà… quindi pensiamo “a loro” e capiamo cosa saremo capaci di fare “per loro”…

Nel brano “Bienbenito” (un gioco di parole dove la parola “Bienvenido” che significa “Benvenuto” viene trasformata in “Bienbenito” unendo l’augurio del ricevimento di qualcuno con l’arrivo del proprio figlio; al quale ha chiamato, appunto, Benito):

Tu sonrisa se hizo el pan con dulce de mis mañanas          

Todavía no sé nombrar este amor que me desarma

Cuando te veo así, panzón y filibustero

lo único que me importa, ahora sí, es llegar a viejo

Yo daría un brazo por vos, pero a decir verdad,

Papá sabe ser muy tonto, mejor… dale la mano a mamá

 

Il tuo sorriso è diventato il mio pane e marmellata delle mie mattine

ancora non so dare un nome a questo amore che mi sovrasta

Quando ti vedo così, panzone e filibustiere

l’unica cosa che mi interessa, adesso sì, è poter invecchiare

Darei un braccio per te, però, a dire il vero

Papà sa essere molto tonto, meglio se dai la mano alla mamma!

E già!

L’unica cosa che mi interessa è poter invecchiare… per poter vederti crescere, per poter accompagnarti, per poter essere lì per te!

E allora? Perché in alcuni momenti dimentichiamo queste cose e ci comportiamo in modo totalmente contrastante?

Ogni volta che “rischiamo” (anche poco, anche quei pochi minuti/secondi, anche quei pochi metri e che sono poi quelli che bastano!) stiamo dimenticando che “yo daría un brazo por vos” è, e deve rimanere, un modo di dire!

Altrimenti, andiamo incontro a cose, ahimè, irreversibili. Non è che si arrivi a raggiungere soltanto quelle situazioni in cui ci pentiamo di non aver fatto qualcosa ma, tutto sommato, siamo qui e siamo interi. E in questo caso, il nostro artista ha rispolverato un brano del “mitico” Julio Iglesias (che potrà piacere o meno, che potrà essere vicino o lontanissimo a un genere musicale di nostro gradimento, ma che è un mito indiscusso). Si tratta del brano “Me olvidé de vivir” (che significa letteralmente “mi sono dimenticato di vivere”) e che riporta:

De tanto correr por la vida sin freno

Me olvidé que la vida se vive un momento

De tanto querer ser en todo el primero

Me olvidé de vivir

Los detalles pequeños

Ho corso così tanto per la vita, senza freni

Che ho dimenticato che la vita si vive in un attimo

Ho voluto così tanto essere il primo in tutto

Che ho dimenticato di vivere…

i piccoli dettagli

De tanto jugar con los sentimientos

Viviendo de aplausos envueltos en sueños

De tanto gritar mis canciones al viento

Ya no soy como ayer

Ya no sé lo que siento

Ho giocato così tanto con i sentimenti

Vivendo di applausi avvolti in sogni

Ho gridato così tanto le mie canzoni al vento

Che non sono più come ieri…

Che non so più cosa provo!

Me olvidé de vivir

Me olvidé de vivir

Me olvidé de vivir

Me olvidé de vivir

Mi sono dimenticato di vivere!

Mi sono dimenticato di vivere!

Mi sono dimenticato di vivere!

Mi sono dimenticato di vivere!

De tanto cantarle al amor y la vida

Me quedé sin amor una noche de un día

De tanto jugar con quien yo más quería

Perdí, sin querer

lo mejor que tenía

 

Ho cantato così tanto all’amore e alla vita

che sono rimasto senza amore una notte di un giorno

Mi sono preso gioco così tanto di chi più amavo

che, senza volerlo, ho perso…

cosa avevo di meglio

De tanto ocultar la verdad con mentiras

Me engañé sin saber que era yo quien perdía

De tanto esperar, yo que nunca ofrecía

Hoy me toca llorar

Yo que siempre reía

 

Ho nascosto così tanto la verità con bugie

Ho ingannato me stesso senza sapere che, a perdere, sarei stato io

Di tanto aspettare qualcosa dagli altri, io, che non ho mai offerto niente

Oggi mi tocca piangere…

Io… che sono sempre stato quello che rideva

Me olvidé de vivir

Me olvidé de vivir

Me olvidé de vivir

Me olvidé de vivir

Mi sono dimenticato di vivere!

Mi sono dimenticato di vivere!

Mi sono dimenticato di vivere!

Mi sono dimenticato di vivere!

De tanto correr por ganar tiempo al tiempo

Queriendo robarle a mis noches el sueño

De tantos fracasos, de tantos intentos

Por querer descubrir

Cada día algo nuevo

Ho corso così tanto per rubare tempo al tempo

Volendo rubare alle mie notti il sonno

Così tanti insuccessi, così tanti tentativi

Per voler scoprire…

Ogni giorno qualcosa di nuovo

De tanto jugar con los sentimientos

Viviendo de aplausos envueltos en sueños

De tanto gritar mis canciones al viento

Ya no soy como ayer

Ya no sé lo que siento

Ho giocato così tanto con i sentimenti

Vivendo di applausi avvolti in sogni

Ho gridato così tanto le mie canzoni al vento

Che non sono più come ieri…

Che non so più cosa provo!

Me olvidé de vivir

Me olvidé de vivir

Me olvidé de vivir

Me olvidé de vivir

Mi sono dimenticato di vivere!

Mi sono dimenticato di vivere!

Mi sono dimenticato di vivere!

Mi sono dimenticato di vivere!

E, purtroppo, a volte si arriva a cose che, oltre a essere irreversibili, sono anche terribili. Cose che vorremmo non fossero mai accadute! Cose che sembrano un brutto sogno… e diciamo “dimmi che non è vero!”. Troviamo una perfetta analogia nel brano “Decime que anoche nunca existió”:

Me despierto y no tengo cabeza

Siento pasos dentro del colchón

En el techo hay un nido de ratas

Tengo un brazo de cada color

Mi mascota me mira de reojo                                       

Me pesa el alma como un jabalí

El espejo me mira y me aplaude

La botella dice, “yo no fui”…

Mi sveglio e sono senza testa

Sento passi dentro al materasso

Nel soffitto c’è un nido di topi

Ho le braccia di colore diverso

La mia mascotte mi guarda con la coda dell’occhio

La mia anima pesa quanto un cinghiale

Lo specchio mi guarda e applaude

La bottiglia dice, “non sono stata io”…

Otra vez me olvidé de sacar la basura          

Del baldío de mi corazón…

Decíme que no

Decíme que anoche nunca existió…

Mi sono dimenticato, un’altra volta, di portar fuori l’immondizia

Quella del terreno abbandonato del mio cuore…

Dimmi di no!

Dimmi che ieri notte non è mai esistita!

Ma perché dobbiamo arrivare a questo? Perché ci pensiamo quando non siamo più in grado di cambiare le cose? E se ci impegnassimo ogni giorno per non dover dire “decime que no”?!?!

In fondo, si tratta di qualcosa che sappiamo fare tutti e che tutti vorremmo che gli altri facessero con noi…

Avere cura… di noi stessi, delle persone alle quali vogliamo bene, delle persone che conosciamo e anche di quelle che non conosciamo! Non c’è bisogno di amare, di voler bene, di stimare o di conoscere una persona per “averne cura”… perché non dovremmo averne?

Quale parola o quale immagine più significativa dell’avere cura ci può essere che quella dell’abbraccio?

Provate a utilizzare una qualunque App di riproduzione musicale e digitare “Abrázame” e vedrete che troverete un elenco di brani che supera di gran lunga le cento unità… vorrà dire qualcosa!

Infatti, estrapolo poche frasi dal brano “Abrázame” (Abbracciami):

Abrázame, abrázame

que afuera el mundo es un desastre

Abrázame, abrázame

que afuera es un disparate atroz

En Morón, en Venecia o en Plutón

yo cierro la puerta del mundo

me trago la llave                                                                                             

y me encierro con vos

Abrázame, abrázame

que afuera el mundo es un desastre

Abrázame, abrázame

que afuera es un disparate atroz

Abbracciami, abbracciami

che fuori, il mondo, è un disastro

Abbracciami, abbracciami

che fuori, è un’atroce follia

A Morón, a Venezia o in Plutone

chiudo la porta del mondo

ingoio la chiave

e rimango chiuso insieme a te

Abbracciami, abbracciami

che fuori, il mondo, è un disastro

Abbracciami, abbracciami

che fuori, è un’atroce follia

Credo sia ovvio che non è necessario abbracciare “fisicamente” tutte le persone che incontriamo. Ma possiamo abbracciarle “in senso figurativo”… semplicemente prendendocene cura, di noi e di loro… di tutti loro!

Quindi, mi sento di chiederti due cose…

1 – NO TE OLVIDES DE VIVIR!

2 – ABRAZAME!

ES POR UNA CAUSA NOBLE!

BE SAFE!  BE ROCK!

 

Visita l’intera rubrica Hse on stage!

SCORRI LA PAGINA E LASCIA UN COMMENTO.

Potrebbe interessarti

1 commento

Ettore 16 Giugno 2022 - 22:53

Mi fa sempre piacere leggere i tu
oi articoli. Sono originali ma ci fanno capire la:importanza di una politica della sicurezza.

Rispondi

Lascia un commento

 IL LIBRO DI CLET

Acquistalo presso lo studio dell’artista!