Io, Prometeo #01

di Francesco La Rosa
Prometeo Titano

Mi chiamo Prometeo e sono il vostro dio.
O meglio, tecnicamente parlando, sarei precisamente non un dio ma un Titano. Ma considerato che voi mortali a stento vi ricordate che cos’è un dio, figuriamoci se pretendo che vi ricordiate dei Titani, per di più con tutta la disinformazione che è stata fatta dopo la nostra caduta. E pensare che vi ho fatti io, ed ancora mi domando perché.

Ma andiamo con ordine.

All’inizio c’era il Caos, siamo d’accordo? Su questo mi auguro che non ci siano dubbi, ve l’hanno insegnato al catechismo, ve l’hanno confermato pure al liceo scientifico, perché in fondo cos’altro sarebbe il Big Bang se non, appunto, il Caos primigenio? Allora diamo questo punto per assodato. C’era il Caos, peggio che nel vostro ufficio.

Dal Caos primordiale emersero due entità, il Cielo e la Terra. E se pure questo vi suona familiare, abbiate la compiacenza di non interrompermi. Non è come pensate voi.
Dal Caos, dicevo, furono generati il Cielo e la Terra, o più precisamente, Urano e Gea, ed i due si piacquero subito. Anzi, a dire il vero è soprattutto a Urano che Gea piacque tanto, ma proprio tanto, così tanto che in pratica le stava sempre addosso, giorno e notte, a darci dentro, non so se mi spiego.
Un vero maniaco.

La povera Gea restava regolarmente incinta, e come avrebbe potuto evitarlo, del resto, ma con quel bestione che non si scollava da lì come poteva dare alla luce i figli? Lo vogliamo definire un leader prevaricatore? Come che sia, lì, schiacciati fra il cielo e la terra sarebbero rimasti in eterno, i Titani, per tutti i secoli dei secoli e buonanotte. Un modello di impresa padronale, dove le competenze restano compresse e non si sviluppano.

Eppure, dagli e ridagli, come spesso capita ai leader prevaricatori, un errore lo fece pure Urano, e fu quello di generare un figlio di troppo. Crono, il più sveglio, coraggioso e forte Titano che si fosse mai visto, si capiva subito che era d’un’altra pasta.

Non so di chi sia stata l’idea, se sua o della madre Gea, ma fu lei che comunque dovette procurare l’arma. Era una falce, nemmeno tanto grande, un attrezzo da giardiniere più che da contadino, ma sufficiente allo scopo. E quando, una volta di più, Urano saltò addosso alla legittima, a Crono bastò un colpo solo, zac! ad assicurare che Urano non avrebbe più fatto l’amore con nessuno.
E che, pensavate che il conflitto fra padri e figli fosse nato con Edipo, o peggio ancora col dottor Freud? Mi chiedo come ho fatto a farvi così tonti.

Insomma, immaginate la scena, sangue da tutte le parti, altro che cherubini e serafini, Urano che urlando e maledicendo fa un salto indietro e si arrocca lì, dove ancora lo vedete, in cielo, certo, e dove se no? E siccome dalle nostre parti non si butta via niente, dall’insaziabile apparato riproduttivo di Urano, caduto in mare, viene fuori lei, la bellissima, insomma Afrodite, una figura da togliere il fiato, per di più insaziabile quanto il papà. Ma non divaghiamo.

Liberati dal peso opprimente (in tutti i sensi) del monomaniaco padre, padrone e capo, venne finalmente alla luce la prima generazione di Titani, sei maschi e sei femmine, tra i quali il mio genitore Iapeto. E con loro l’era gloriosa dei Titani ebbe inizio.

Ce ne hanno dette di tutti i colori, lo so. Hanno sostenuto che eravamo dei barbari, dei bruti, selvaggi crudeli e prepotenti. Tutta propaganda. In tempi non sospetti, saranno i mortali stessi a chiamare la nostra era “l’Età dell’Oro”, ammettendo che mai più in futuro ebbero a provare un simile grado di felicità. Un Paradiso Terrestre, lo chiamerebbe la concorrenza. Ma non anticipiamo i tempi.

Non dovete pensare neppure per un momento che in quell’epoca, barbarica eppure rimpianta, non esistessero forme di organizzazione fra noi Titani. Saremo stati primitivi, ma non stupidi. Era un’ impresa bene organizzata, c’era il Titano preposto ai fiumi e quello dell’Oceano, il Titano della saggezza, la Titanessa dei ricordi e quella della giustizia. Un Consiglio d’amministrazione, praticamente. Gli dei dell’Olimpo, credetemi, non hanno inventato proprio niente.

Che tempi, furono quelli, e quelli furono i tempi, più o meno, in cui venni al mondo io, ultimo di quattro fratelli, Prometeo, figlio di Iapeto e Climene, “colui che guarda avanti”, così mi battezzarono, il Titano con la “vision”, direbbe chi non conoscesse già il resto di questa storia. Titano, ripeto. Né Gigante né Ciclope, Titano, d’accordo? Che poi, se dovessi davvero chiedervi di dirmi almeno una differenza, sarei sicuro che l’unica cosa a venirvi in mente sarebbe quella bufala dei Ciclopi con un occhio solo, tanto per dire quanto ne sapete di queste cose. Sorvoliamo.

Nel frattempo, anche Crono, nostro re, si era felicemente accasato, e si era pure messo a fare figli. E lì cominciarono i guai, purtroppo. Ora, si può capire bene che Crono, dopo avere castrato il padre, si sentisse a disagio nel trovarsi a sua volta nel ruolo di padre. E se uno dei figli gli avesse un giorno ricambiato la cortesia? Chi poteva escluderlo? Un po’ meno si capisce la sua reazione, però. Cominciò a manifestare anche lui problemi di leadership, come lo spodestato papà. Sarà che il potere rende tutti un po’ paranoici, sarà che Crono del tutto normale non era mai stato, sarà quello che volete, ma il fatto è che prese l’abitudine di ingoiare regolarmente i figli appena nati, ecco.

Sì, va bene, abbiamo capito, è chiaro che si tratta di una metafora, il tempo che divora i suoi stessi figli. Non avete capito niente, invece. Ma davvero pensate che un mito (un Mito!) si presti a letture così sciatte e banali? Crono non divorava i suoi figli, li ingoiava, la capite la differenza? I suoi figli non erano maciullati e digeriti, vivevano dentro di lui, come la nonna di Cappuccetto Rosso dentro il lupo, se proprio non c’è altro modo di farvelo intendere. Figli del tempo che vivono dentro il tempo, provatevi un po’ a risolvere questa, di metafora, sapientoni miei carissimi. È come se volesse tenersi dentro tutte le competenze, per poterle controllare. Che non emergano leader antagonisti.

E da lì parte un film già visto, direste voi. La madre, stufa di sfornare bebè che il padre usava come pastiglie, riesce con un gioco di abilità a celare l’ultimo nato, Zeus, sostituendolo con un sasso avvolto nelle fasce regolamentari. Crono, svagato, manda giù senza nemmeno un sorso d’ acqua. Il piccolo è salvo, e viene prudentemente mandato a balia lontano da casa, chi dice a Creta, che dice altrove. A tutti piacerebbe rivendicare un merito del genere, no? I Cureti, le Ninfe, i Dattili, la capra Amaltea, il monte Ida, col senno di poi si faranno avanti eserciti di balie e precettori speranzosi in una ricompensa.

Di più non so dirvi, cuccioli miei, se non che il giovane Zeus crebbe sano, forte, spregiudicato e pieno di rancore verso il divino genitore, tanto per cambiare. E così, al compimento della maggiore età, che per gli dei è di svariati millenni, ecco Zeus presentarsi all’incasso, col decisivo sostegno (e ti pareva) di mamma Rea. Non so con quale stratagemma lei abbia indotto al vomito il maritino; per quello che posso dire io, le sarebbe bastato calcare la mano appena un po’ con uno dei suoi famigerati pranzetti di cui andava incomprensibilmente fiera, atteggiandosi a grande cuoca. Meglio non sapere.

Come che sia, ecco zio Crono piegato in due a vomitare nell’ordine: il sasso, Ade, Poseidone, Demetra, Estia. Mezzo futuro Olimpo iniziò lì, sul pavimento sozzo. Tutti belli, vispi e incazzati dopo qualche millennio trascorso nella pancia di Crono, con tutte le loro belle competenze mai espresse, carichi come delle molle.
Si prospettava un Consiglio d’Amministrazione infuocato.

E lì furono mazzate, sapete, botte da orbi. Zeus pretendeva il trono, voleva che Crono si facesse da parte, lui non aveva intenzione di cedere di un millimetro. Vecchi Titani contro nuovi dei, scommetto che lo chiamereste conflitto generazionale. Immaginatevi una battaglia fra supereroi, che si tirano addosso macigni grandi come case. Titanomachia, altro che storie. Dieci anni durò la guerra, né più né meno di quella di Troia, solo che della nostra hanno cancellato anche il ricordo. I nuovi dei erano forti, ma noi Titani eravamo più anziani ed esperti, e tenevamo botta.
Come andò a finire ve lo racconto la prossima volta.

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