Da ciclista a ciclista

di Rita Stagnoli
da ciclista a ciclista

Nel momento in cui decido di scrivere questo articolo trattando di questo tema, accade l’ennesimo incidente a Milano in cui una persona muore travolta da un tir.

Sono ciclista e vivo a Milano, quindi queste tragedie sono per me un colpo ogni volta. Per questo ho cercato di capire come possa succedere e perché, per fare veramente qualcosa che possa essere utile a fermare questa strage.

La sicurezza dei ciclisti in strada è da sempre tema complesso ed è necessario capire bene le cause degli incidenti pere poter studiare le giuste misure (come siamo abituati a fare noi addetti a vario titolo alla sicurezza sul lavoro). Nel tempo una grossa tematica è progressivamente migliorata: quella della narrazione distorta, ovvero il linguaggio utilizzato dai media, e non solo, per fomentare più o meno volontariamente l’ostilità verso chi usa la bici, con il risultato di deresponsabilizzare gli automobilisti. Complice il fatto che la bicicletta sia utilizzata da un numero sempre maggiore di persone, vuoi come abitudine presa durante la pandemia, vuoi per maggiore sensibilizzazione alla mobilità sostenibile, pian piano è cambiato anche il linguaggio e, di conseguenza, la contrapposizione automobilista-ciclista che per molto tempo ha generato anche spiacevoli incidenti.

Se da un lato il maggior uso della bicicletta ha ridotto l’astio reciproco, dall’altro un maggior numero di ciclisti risulta purtroppo in una più difficile gestione, e quindi in un numero maggiore di incidenti, soprattutto in città.

Da novembre 2022, a Milano sono morte 4 persone investite da mezzi pesanti. La dinamica ha una sua peculiarità, e merita un’attenzione precisa. Nella maggior parte dei casi, la causa è legata al famoso angolo cieco, ovvero quella porzione di spazio che è fuori dal campo visivo dell’autista.

Esistono dei dispositivi, come telecamere e sensori, che migliorerebbero notevolmente questa situazione di pericolo, e di questo si è trattato molto (e lascio i dettagli agli esperti), con sensibilizzazioni da parte di cittadini e associazioni per l’obbligatorietà in tempi brevi.

Ma, dal mio punto di vista di ciclista, ciò che può fare la differenza oltre ai dispositivi è la consapevolezza, perché la sicurezza dei ciclisti dipende molto anche dai ciclisti stessi.

da ciclista a ciclista

In caso di incidente con un mezzo, il ciclista è la parte debole, che rischia i maggiori danni, per cui deve essere anche la parte più consapevole e attenta.

Oltre all’uso del casco e al rispetto della segnaletica stradale, da ciclista mi sento di dare queste raccomandazioni, che seppur vitali sono sottovalutate:

  1. Rendetevi visibili: troppo spesso si vedono persone circolare in bicicletta vestite di nero. Il colore fa davvero la differenza, usate colori accesi o giubbini ad alta visibilità.
  2. Non usate cuffie o auricolari: influiscono sensibilmente sulla percezione. Sembra scontato ma non lo è. Non fatelo.
  3. Siate sempre concentrati: cercate di guardare distante e da tutti i lati. Non siete i più visibili in strada, non date per scontato che gli altri vi schivino sempre, e ricordate che loro sono molto più veloci di voi.
  4. Rispetto ai mezzi pesanti: non vi vedono. Stampatevi in testa l’immagine del cartello con gli angoli morti, per me è stato illuminante.

Staying safe is rock. La vostra sicurezza dipende anche da voi.

 

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