Avrai

di Marco Chelo
Avrai

È il maggio del 1982 quando Claudio Baglioni diventa papà e scrive una canzone che è considerata oggi una pietra miliare della storia musicale italiana.

“Avrai” non è solo una canzone ma una vera e propria lettera aperta al figlio Giovanni, nato solo poche settimane prima.

Malinconia che si tinge di speranza per una vita fatta di esperienze che vivrà, ma anche di paure, raccontate attraverso la forza di quel sentimento tra i più forti che l’essere umano conosca.

Non so il motivo, ma ho sempre amato questa canzone non solo nella melodia ma soprattutto nelle sue parole che ne fanno quasi una poesia.
Oggi complice il fatto che sono diventato anche io padre, apprezzo ancor di più il suo testo perché chi in fondo guardando i propri figli non ha queste speranze?

I tristi eventi narrati negli ultimi giorni dalla cronaca mi permettono però di allargare la sua lettura.

Mi piace infatti pensare che i versi scritti dal cantautore romano possano essere estesi dalla sfera familiare a quella lavorativa.

Ho avuto la fortuna da giovane di iniziare il mio percorso professionale con persone dotate di grande caratura umana, non so se sono stato considerato da loro come un figlio ma sicuramente l’esperienza che hanno cercato di travasarmi ed il modo in cui l’hanno fatto è stata quella che consideriamo fatta dal buon padre di famiglia.

Spesso utilizzato anche nella legge e nel codice civile la “diligenza del buon padre di famiglia” ha un significato profondo che prevede la correttezza e buona fede nell’adempiere obblighi.

Adoperarsi quindi con quella coscienza che riprende valori edificati nella famiglia e concorrere anche alla sicurezza nel senso più ampio, ossia quella collettiva che prevede soprattutto che di lavoro non si muoia.

Ascoltando questa canzone immagino chi, maturando quella maggior esperienza lavorativa, aiuta i più giovani nell’inserimento lavorativo, insegnando loro non solo i valori ma anche i rischi di quello che incontreranno strada facendo.

Come un padre, quello buono, forse più duro proprio con i propri figli che con quelli altrui perché si aspetta molto da loro, che tende a responsabilizzarli, ma che osserva cercando di tutelarli facendogli conoscere i rischi ed i pericoli che incontreranno lungo il loro percorso.

“Avrai” in fondo è anche questo, perché il “si è sempre fatto così” non è da buon padre di famiglia.

Dedicato al giovane Roberto, morto solo pochi giorni fa in Sardegna, schiacciato da un macchinario, troppo giovane per morire senza la possibilità di avere dalla vita ciò che sicuramente suo padre ha sognato quando lo prese in braccio la prima volta.

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