Non chiamatemi eroe – seconda parte

di Paolo Zambianchi

Nell’articolo apparso il mese scorso ho voluto scrivervi di un fatto di cronaca, vissuto da 6 diversi punti di vista, immaginati da me (i primi 3 nel primo articolo, gli altri 3 in questo articolo) per provare a rispondere a una domanda importante: chi sono le Safety Rockstar?

 

“Un bus della Croce Rossa, che portava dei ragazzini, ha preso fuoco in mezzo alla galleria Fiumelatte sulla SS36”.

La notizia rimbalza tra le radio dei servizi di soccorso collegata al AREU. Dalla Centrale Operativa è partita la chiamata ed è arrivata al Soccorso Mandellese e al servizio dell’EliAmbulanza che da Como si sta preparando a decollare per Varenna. Renato stringe i pantaloni come ha fatto mille volte mentre si preparava a uno dei tanti interventi che, come soccorritore, ha dovuto effettuare nei suoi tanti anni di servizio. Ma stavolta ha il volto scuro, troppo serio, preoccupato. Il suo collega, mentre allacciano la cintura nota questo stato d’animo insolito. Appena l’elicottero completa il decollo, Franco chiede a Renato: “Che succede? Tutto ok?”

“Non molto, hai sentito quale ambulanza hanno allertato?”

“Mi sembra siano quelli di Mandello, del tuo paese, esatto?”

“Sì, e a bordo potrebbe esserci mio figlio” conclude Renato.

È così appassionato al suo lavoro da soccorritore da aver convinto suo figlio a diventare volontario in Ambulanza. “Dovrai soccorrere qualche ciclista che cade sulle nostre strade, andare a vedere qualche anziano che ha un po’ di tachicardia, nulla di più”: queste le parole con le quali aveva rassicurato suo figlio Thomas quando lui gli disse che aveva paura di doversi trovare a gestire incidenti o simili e che non era sicuro di saperli gestire.

Ora Renato pensa alla scena che potrebbero trovarsi di fronte lui e suo figlio. Lui ormai ci è abituato ma ha paura di come potrà reagire suo figlio e di quanto vedere dei ragazzi morti bruciati possa segnarlo per tutta la vita. Mentre l’elicottero sorvola le auto in coda sulla superstrada fa appena in tempo a vedere l’Ambulanza con a bordo suo figlio che sta imboccando la galleria. Si maledice per averlo convinto e averlo costretto a vivere una terribile esperienza.

L’ambulanza sta entrando in galleria, scortata da un’auto della Polizia Stradale. Mentre Corrado guida, accanto a lui Alessandro cerca di far spostare velocemente le auto, agitando la paletta. Alessandro ha quasi metà corpo fuori dal finestrino e quindi può permettersi qualche lacrima. Ha paura di cosa stanno per trovarsi davanti. La chiamata ha riferito la possibile presenza di persone bruciate in quanto i vigili del fuoco sono già sul posto e riferiscono la presenza di fiamme molto alte. Nella galleria si sente la puzza di bruciato. Alessandro cerca di capire cosa sia. Gli han detto che i corpi bruciati emettono un odore dolciastro. Prova a intercettare quell’odore, sperando che non ci sia. Ha paura di sentirlo e ha paura di scoprire cosa lo attende ma, nonostante ciò scende in fretta dalla volante, cercando di darsi un contegno per scortare i soccorritori, tra cui scorge un ragazzo ancora più giovane e sembra ancora più spaventato di lui. Cerca di farsi forza e si dirige verso i vigili del fuoco che stanno più lontano dall’incendio.

“A che punto siete? Dove dobbiamo andare? Ci sono feriti o persone da estrarre dalle auto o da soccorrere?”

Vorrebbe tanto che qualcuno dicesse “ok, fine dell’esercitazione, bravi tutti” come ha sentito tante volte quando si preparava a diventare agente. E invece questa volta è tutto vero e quella frase non potrà mai arrivare. Lui era stato sempre molto attento alle lezioni teoriche e pratiche sulle emergenze, sperando di non dover mai mettere a frutto quelle conoscenze, ma forse ora è venuto il momento. Ricorda persino la faccia del loro istruttore, si chiamava Gianfranco ed era molto bravo.

Gianfranco fa l’istruttore per le emergenze e il formatore per la salute e sicurezza sul lavoro da molti anni. Lavora per enti pubblici e aziende piccole. Stava dirigendosi proprio verso una di quelle aziende quando si è ritrovato bloccato sulla SS36. Ha da poco visto passare una volante e un’Ambulanza accanto alla sua auto. Sono entrate nella galleria e si sono fermate quasi subito. Si vede del fumo uscire tramite i ventilatori. È da poco sfrecciato anche l’elisoccorso sopra le teste degli automobilisti in coda. È una cosa grossa, non c’è dubbio. Forse un’auto o magari un camion ha preso fuoco in galleria. Speriamo non sia nulla. Speriamo non sia un bus o qualcosa di simile. Purtroppo sono ancora poche le aziende di autotrasporti o di autobus che si rivolgono a lui e ai suoi colleghi per formare i propri autisti. Se è successo qualcosa, è probabile che chi è rimasto coinvolto non abbia saputo cosa fare.

Ad un certo punto vede uscire un vigile del fuoco. Dietro di lui alcuni ragazzi, attorniati dai soccorritori e da due agenti della Polizia Stradale. Quello più giovane sorride, mentre i soccorritori, specie un ragazzo molto giovane, sembrano sereni. Sintomo che tutto è andato bene e che a quanto pare non ci sono morti o feriti. Sintomo del fatto che l’emergenza è stata gestita correttamente.

Il giovane soccorritore si trova ormai all’altezza dell’auto di Gianfranco che può così sentire con le sue orecchie le parole di quel giovane ragazzo “Papà tutto bene, potete anche tornare a Como. L’autista del bus ha messo tutti i ragazzi in salvo. Nessuno si è fatto male. Portiamo un paio di ragazzi in ospedale per sicurezza, ma tutto è andato alla grande!”.

“L’autista del bus ha messo tutti i ragazzi in salvo”. Queste parole riecheggiano nelle orecchie di Gianfranco. Come sarebbe fiero di sapere che quell’autista è stato un suo allievo in un corso di un paio di anni fa.

Gianfranco non lo sa, ma sorride lo stesso.

 

Quante persone abbiamo formato a saper gestire un’emergenza? Come le abbiamo formate? Saprebbero davvero gestirla come ha fatto Mauro Mascetti, l’autista del bus? Lui ha chiesto di non essere chiamato “eroe” ma credo che possa essere chiamato “Safety Rockstar”. Io credo che lo sia perché oltre alle vite dei ragazzi presenti in quell’autobus, ha salvato anche quelle dei loro genitori, nonché dei soccorritori e delle loro famiglie, che non hanno dovuto gestire una tragedia, con tutto ciò che ne consegue.

E forse anche ogni formatore, ma anche ogni leader, che con le sue azioni concrete, ogni giorno, contribuisce a costruire un mondo più sicuro, può essere chiamato una Safety Rockstar. E allora celebriamole tutte: “we can be hero, just for one day…”.

Se non conosceste la storia eccovi un articolo.

Se invece volete vedere Mauro Mascetti e sentire la storia dalla sua voce, ecco il link.

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